domenica 28 luglio 2013

DICK DALE & his DEL-TONES - SURFERS' CHOICE

DELTONE - LPM 1001
 


Dick Dale è l'uomo che fa nascere la 'surf music', un genere musicale che ha origine all'inizio degli anni '60 nella California del Sud. Sebbene esista qualche precedente, è solo nell'estate del 1961 che, con 'Let's go trippin' di Dick Dale & the Deltones, nasce ufficialmente il surfing sound: un vero e proprio tentativo di esternare attraverso gli strumenti, in particolare la chitarra, le sensazioni e l'ebbrezza suscitate dal cavalcare le onde dell'oceano su una semplice tavola. [...].

"ENCICLOPEDIA ROCK ANNI '60" a cura di Riccardo Bertoncelli - ARCANA EDITRICE (1985)

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sabato 27 luglio 2013

rubrica - ITALIA DOMANDA (Sincerità e un pizzico d'ipocrisia nei complimen ti alle signore)

 
(EPOCA - 1 aprile)
 
 
 
 
Mio padre è solito dire, scherzando con me e con i miei amici, che oggi i giovani non sanno più fare un bel complimento ad una donna.   Secondo lui, non conosciamo e non apprezziamo le regole di quella delicata e innocente galanteria con cui, un tempo, gli uomini si rivolgevano alle signore e alle signorine.   E aggiunge che è un peccato che si vada perdendo l'abitudine del baciamano.   Ma esistono veramente regole del genere?
 
F.T. - Napoli
 
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Tutti, uomini e donne, amano i complimenti, amano riceverne.   I complimenti che fanno più piacere sono quelli che si riferiscono a cose che si vorrebbe avere, e non si hanno, oppure si hanno in quantità insufficiente alla nascita spontanea, non premeditata, di complimenti.   Sono i complimenti difficili da fare, quelli per cui si potrà cadere nella pacchianeria.
Fare a una signora i complimenti per quello che lei ha, per esempio per la sua bellezza o naturale eleganza, è molto facile; l'idea che lei si fa della sua bellezza o naturale eleganza è sempre tale, da contenere agevolmente qualunque complimento, per quanto grande esso sia.   Se mai, c'è il pericolo di rimanere al disotto dell'aspettativa; si potrà passare per avaro, non per pacchiano.   E poi, quando la cosa da complimentare c'è, c'è anche la sincerità nel complimentarla; la sincerità trova da sé la forma adatta, come in tutte le arti.   Potrà venir fuori un complimento liscio o un complimento barocco, cioè ornato e gonfio; ma, essendo sincero, è poetico da sé, e la poesia vera non è mai pacchiana.
Per l'altra specie di complimenti, quelli difficili da fare, c'è da tenere conto dell'ipocrisia del  modo come essa si inserisce e sistema nel complimento da fare.   Se l'ipocrisia è pura, integrale ipocrisia, essa si vede facilmente, salvo che non sia adoperata da esperimentati artisti: Quando l'ipocrisia è visibile, il complimento che lo contiene è senz'altro pacchiano, cioè non fa piacere ma offende.   Se  l'ipocrisia si trasforma in desiderio di dare una gioia, e così abbellire la vita o la giornata di una donna, allora il complimento deve essere costruito come un'opera d'arte.
Per questo non c'è che una regola buona, quella della giusta misura; anch'essa è comune a tutte le arti, ed è difficilissima da trovare e mettere in pratica.   Se uno non è capace di commisurare il complimento all'intelligenza e sensibilità della donna a cui dovrebbe essere rivolto, rinunzi a complimentare; il silenzio è pieno di tutte le cose che si possono dire, e non sono dette; la donna sceglierà da sé quelle che le fanno piacere.
 
Vittorio G. Rossi
 
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I testi ponevano per il baciamano regole precise, anzi perentorie, come erano generalmente quelle del costume e dello stile, quando anche la frivolità sapeva sottostare ai canoni.   Mai su una mano inguantata, mai sulla mano di una donna non sposata, mai all'aperto, anche se la mano non è inguantata, a meno che la signora "non sieda nella sua carrozza scoperta, ferma al bois nell'ora della passeggiata; chinarsi per raggiungere la mano e non portarla alle proprie labbra comme un verre de porto, perché il baciamano conservi il suo carattere più di omaggio che di galanteria.   A questo proposito si dice  che Boni de Castellane si esercitasse con il goniometro a graduare il proprio inchino secondo che dovesse baciare la mano di una douairiére del Faubourg Saint-Germain, della giovane nuora o di un'attrice, risalendo da un angolo di novanta gradi a uno di sessanta, poi di cinquanta: mai però meno di quaranta, perché allora il gesto sarebbe diventato scorretto.
[...] il baciamano deve essere silenzioso. [...] E deve essere breve, una frazione di secondo, più accennato che consumato; [...]
Oggi il baciamano decade: come decadono tante forme e formalità nelle quali si inamidarono le generazioni passate.   [...] Io sarei del parere di non continuarlo: una società come la nostra, che ha i suoi splendori più nella café-society che nella "buona società"; che ha le sue principesse più fra i bei corpi che fra i bei nomi e i cui grandi casati risalgono piuttosto al festival di Venezia che alle crociate; dove ci si saluta tenendo la mano in tasca, si gira in sandali, si aboliscono le giacche e le cravatte, si adoprano correttamente parole da trivio: in una società come questa, che vuoi baciare mani!   Ieri, il baciamano era segno semplicemente di educazione, e la raffinatezza poteva riconoscersi nella maniera di compierlo; oggi rischia di diventare solamente segno di affettazione. [...]
 
Manlio Lupinacci

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THE GOLDEN GATE QUARTET - Down by the Riverside-Lula/Saints Louis Blues-When the saints go marching in

 
COLUMBIA - SEMQ 235
 



lato a)

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lato b)

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rubrica - ITALIA DOMANDA (Qualcosa Minaccia il Matrimonio?)

(EPOCA - 1 aprile)



Un mio amico, molto intelligente e colto, sostiene che in Italia, in questi ultimi anni, l'istituzione del matrimonio è entrata in crisi per l'evolversi dei costumi.   Ma io penso che si tratti di un fenomeno più apparente che reale.   Si potrebbe conoscere l'opinione di qualche giurista e di qualche noto giornalista?
 
U.F. - Livorno
 
 
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[...] Tutto è in crisi, dopo due guerre mondiali, che hanno capovolto tutti gli antichi valori.   In un mondo in cui tutto è diventato "relativo" (la morale, la politica, la stessa fisica), in un mondo in cui il soggettivismo ha finito per distruggere la stessa nozione della "realtà", obiettiva, come potrebbe non essere in crisi l'istituto del matrimonio? [...]   A mio parere, l'origine prima della crisi va ricercata nell'egoismo dei genitori e nell'egoismo dei figli.   È nella volontà di non assolvere ai propri doveri, che si manifesta in modo sempre più preoccupante, che si deve scorgere una delle cause maggiori, anzi probabilmente la maggiore, del disordine contemporaneo.
Nei tempi di una società bene ordinata, i coniugi dimenticavano di essere stati amanti per ricordarsi solo di essere dei genitori, con tutti i doveri e con tutte le responsabilità conseguenti.   Poi sopravvenne la decadenza, quando i genitori pretesero di annullare tale loro qualità in nome dell'amore.   In tale pretesa sta l'origine del divorzio.   La decadenza ultima si è avuta negli anni immediatamente successivi alla prima e alla seconda guerra mondiale, quando anche i genitori pretesero di "vivere la loro vita".   Idealmente, la famiglia, si è dissolta, e a tale dissoluzione ha recato l'ultimo colpo il lavoro delle donne.   Si va verso un tipo di società, in cui i figli saranno un qualcosa di mezzo fra gli orfani e i bastardi.   Tutto ciò porta una profonda, inconsolabile infelicità, specie alle donne, per le quali - non credete a chi dice di pensarla diversamente - l'ideale resta sempre quello della cavalleria e dei poeti d'amore.   Ispirare una poesia, un solo verso di un poeta, ecco l'ideale perenne di una donna.
Sono motivi eterni, come sono eterne le loro negazioni.   Certi valori è forse bene che siano negati, affinché l'umanità ne avverta la necessità e la perennità.   A periodi di incredibile corruzione seguono periodi di ordine severo e di assestamento. [...]
 

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[...] il matrimonio non è istituto rispetto al quale si prospettino innovazioni radicali, e meno che mai istituto che si pensi di abbandonare; nessuno ne ha proposto l'abrogazione, sia come istituto giuridico che come struttura sociale.   Allora si parla di crisi del matrimonio per significare che l'istituto oggi non darebbe la buona prova che avrebbe dato in altri tempi.
[...] Per conto mio non credo ci siano sostanziali modifiche nella vita dell'Istituto matrimoniale da varie generazioni, e penso che in Italia la grande maggioranza delle unioni sia sana, sorretta da reciproco affetto, da una collaborazione costante, con stima e fiducia tra marito r moglie.   Matrimoni che andavano male ce ne sono stati in ogni tempo.   Se oggi se ne parla di più, è perché si vive di più con le finestre aperte, ci sono meno riserbi, su tutte le famiglie con qualche notorietà la cronaca appunta i suoi proiettori.   Naturalmente non tutto resta immutato, e la vitalità dell'istituto si manifesta appunto nel riuscire a soddisfare nuove esigenze.   La donna, per capacità, per cultura, per attitudini alla vita pratica, è sempre più nella realtà l'eguale del marito.   Molto spesso lavora, ciò che importa altri usi, spesso un pasto consumato fuori di casa, meno ore d'incontro tra i due coniugi.
Il costume varia.   Un tempo la donna non dava del tu che al marito e ai più prossimi parenti; oggi si tende a dare del tu a tutti i coetanei, a persone incontrate ieri.   Ciò che un tempo sarebbe apparso avvio all'infedeltà, mancanza di dovere verso un coniuge, oggi non sembra più tale: ma ritengo non si debba dare soverchio peso a queste apparenze.   Il matrimonio resta sempre il vincolo più saldo, i coniugi restano sempre i consorti nella prospera e nell'avversa sorte, il marito e la moglie quegli il cui aiuto non mancherà nell'ora più grave, nemmeno allorché il mondo condanni, il solo su cui si potrà fare affidamento, quando pure i figli si saranno allontanati.
In nove copie su dieci, mi sembra sia questa la realtà.
 
 



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lato a)

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lato b)