un anno della nostra storia, ricostruito tra "fumi" di documentati ricordi, a futura memoria.
L'Archivio della memoria non deve estinguersi con la vita di chi lo possiede.
Le generazioni che cedono il passo hanno il dovere di conservare e trasmettere traccia del loro vissuto
Ha festeggiato il suo 24° compleanno nella serata di apertura
a “La Bussola” di Bernardini in Viaregggio..
Più giovane di quattro ragazzi e
due ragazze, Carl ha ereditato la sua chitarra a 12 anni dai suoi fratelli
maggiori. Insieme al suo fratello John, batterista, Carl ha suonato in numerosi
gruppi prima di formare quello attuale: "the Commanders".
Durante questo periodo Carl era un bravo studente, un buon
organizzatore e un atleta eccezionale, giocando a football semi-professionale. È
stato eletto per sei anni, fino al diploma, rappresentante degli studenti, in
una scuola con più di 3000 ragazzi e ragazze. […].
Il twist dei principini. Tra la sorpresa generale, durante una festicciola in un
albergo di Winsor, Carlo, il tredicenne principe di Galles, erede al trono
d'Inghilterra, insieme con la sorellina Anna si è messo a ballare con entusiasmo
il twist, la danza di moda disapprovata da molti moralisti. Resta il mistero di
chi glielo abbia insegnato.
L’estate segna, per il settore discografico, un momento di
sosta, un cambiamento radicale per quanto si riferisce alla produzione. Ed è
anche il periodo per fare un bilancio e preparare le campagne per la stagione
più propizia: quella invernale.
L’estate, con le sue vacanze, è il periodo in
cui impazzano i juke boxes ed è proprio durante questa stagione che la maggior
parte delle case editrici raccoglie i frutti del lavoro svolto nell’inverno
specie mediante le trasmissioni televisive. Il gioco è, in definitiva, fatto: si
tratta, al più, di aiutare la pallina con qualche piccolo leggerissimo tocco.
Anche i cantanti, d’altronde, sono presi dai molteplici impegni che li portano
da un capo all’altro non solo della penisola ma del mondo.
È un momento di
ripensamento: e mai come quest’anno i “cervelli” delle più importanti case
discografiche italiane si riuniranno per cercare di tamponare la crisi che ormai
da qualche anno affligge il mercato della musica incisa. Naturalmente la crisi
può presentare aspetti diversi secondo le diverse angolazioni da cui la si
riguarda: ma è un dato incontestabile che molto spesso piccole case con un
apparato commerciale ed artistico esiguo riescono ad ottenere fatturati di gran
lunga superiori a quelli di poderose e solide società per azioni. Il nostro
discorso si riferisce a quella specie di diavoletto che è la musica leggera:
solo una casa con un ampio catalogo-base di musica classica riesce sempre
(almeno per ora) a cavarsela: la verità è un'altra. Oggi non è più pensabile un
successo in una sola direzione. Le case concorrenti sono diventate sì gran
numero che nessuna può più sperare di detenere il monopolio, come accadeva dieci
anni or sono. Crisi, sì. Ma non in assoluto. Il volume degli affari, nel suo
totale, non ha subito gravi decurtazioni: solo che gli utili si debbono
ripartire fra più gruppi discografici.
La crisi del disco, sempre rimanendo
nel campo della musica leggera, deriva –secondo noi- anche da un altro fatto: la
invasione delle radio portatili. Ne esistono, oggi, di minuscole che possono
portarsi anche in tasca e che suonano ininterrottamente da mattina a sera ed in
massima parte proprio canzonette.
Esisterebbe, lo sappiamo tutti, un altro
repertorio: quello della musica classica, della musica seria comprendente il
jazz, il folclore e la musica “dotta” tradizionale. A questo punto non si tratta
più di un problema privato che possa riguardare la singola società discografica.
Il problema diventa un problema della nostra società, delle sue strutture
culturalmente arretrate, del suo filisteismo. Si adduce spesso l’effetto
controproducente della televisione e della motorizzazione né vogliamo proprio
noi negare che questi tipi di svago hanno allontanato dal piacere dell’ascolto
di un buon disco moltissime persone. Ma a ciò occorre aggiungere la mancanza di
una cultura musicale non ad alto livello, bensì elementare. Questa situazione
induce sempre più le case discografiche a puntare su esecutori illustri e di
prestigio e su composizioni che non possono riservare sorprese.
Perciò il
catalogo microsolco italiano è già vecchio e, praticamente, senza possibilità di
sviluppo. Un recente episodio, infine, ha dimostrato la confusione e la poca
serietà che affliggono la vita del disco in Italia: un gruppo di giornalisti
autonominatosi “Associazione Nazionale dei critici discografici” ha assegnato
gli “Oscar del disco” per il 1962. L’arbitrarietà di questa autoinvestitura è
stata talmente smaccata che due fra le più importanti società discografiche, “La
voce del padrone” (che raggruppa anche le etichette Columbia, Pathé, Capitol e
Liberty) e la RCA Victor non hanno aderito all’invito di mandare opere per il
relativo esame.
D’altra parte una recente indagine condotta in Francia fra i
dirigenti delle più importanti case discografiche di quel paese ha ampiamente
chiarito come la assegnazione di un premio non influisca per nulla nel settore
delle vendite. Non è con questi palliativi che si può uscire dall’impasse.
Occorre una nuova politica, ma non solo da parte dei discografici.
direttore generale della RCA Italiana, ha 35 anni ed è piemontese. Terminati gli studi; nel febbraio 1950 entrò a far parte della organizzazione commerciale Olivetti a Torino, venne quindi trasferito a Milano e poi a Roma. Nell'aprile del 1956 assunse la direzione amministrativa della RCA Italiana.
Nell' agosto del 1959 accumunò a tale carica anche la direzione commerciale. La nomina a direttore della Società gli fu conferita nell'ottobre 1960.