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giovedì 8 marzo 2018

EMEROTECA della 1ª settimana (31 dicembre 1961 - 6 gennaio 1962)


 
 [...] Fate un paese migliore ed avrete una classe dirigente migliore.   La pretesa del contrario denuncia un atteggiamento illuministico che ha poco da vedere con la storia.
Il 1962 comincia sotto segni diversi da quelli dell'anno che se ne va.   Temevamo che la sfibrante attesa politica, il crescente benessere materiale, l'esempio mortificante d'una classe dirigente mediocre, suscitassero negli italiani quel qualunquismo e quell'indifferenza che rappresentano i pericoli più gravi d'una democrazia.   Sembra invece che stia accadendo il contrario: nei maggiori partiti un ampio dibattito è in corso e va crescendo d'intensità; all'interno della Democrazia cristiana si discute se la politica seguita dal 1948 in poi debba essere proseguita o se le vecchie alleanze conservatrici debbano finalmente essere abbandonate per una svolta decisiva nella vita del paese; il partito socialista ha lasciato cadere vecchie mitologie ormai superate dai tempi e si sta finalmente trasformando in un partito moderno;  le masse comuniste vivono una crisi profonda che se può modificare in modo sostanziale la politica di quel partito, provoca in ogni modo un rinnovato interesse ed una più ampia partecipazione alla lotta. [...]
 
 
 

Dedichiamo la copertina […] a Lucilla Morlacchi.   Il pubblico televisivo già conosce la graziosa e simpatica attrice per tutta una serie di buone interpretazioni, fra le quali vanno ricordate la parte di Carlotta Lowenskold nella commedia di Selma Lagerlof e, […] quella di Eva, a fianco di Buazzelli e D’Angelo, ne La brocca rotta di Von Kleist.   Lucilla Morlacchi ha 25 anni, ha studiato recitazione con Ernesto Sperani, a 21 anni debuttò nella compagnia di Ernesto Calindri e nel 1958 ottenne il premio “Noce d’oro” per il teatro.

LE STELLE DEL 1962
dieci oroscopi - dieci caratteri
 




 
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Tempo di scandali:
L'Italia impazza
E la « DC » gavazza

 
informativa della rivista « NOI DONNE »

 
Gino Lollobrigida è tornata ad interessare le cronache.   Merito del film « La bellezza di Ippolita » che sta interpretando in questi giorni e che l'ha riportata al cinema italiano dopo le deludenti esperienze americane.
 

domenica 15 dicembre 2013

La pompa del Natale italiano (L'ESPRESSO, 30 dicembre 1962)




Abbiamo l'impressione che il Natale sia diventato una fatica per tutti.   Le Christmas-cards sono ormai un'ossessione.   Molti italiani pensano con nostalgia alle cartoline di pochi soldi col Bambin Gesù e la stella di Betlemme.   Per l'italiano medio, esaltato dal benessere, è diventato impossibile godersi in pace il denaro della tredicesima.   D'anno in anno si ricevono più regali, d'anno in anno se ne fanno di più.   I prezzi aumentano, i commercianti rischiano di trasformarsi in pirati di fine d'anno.
Eppure, non è questo l'aspetto più sconcertante del Natale italiano.   Abbiamo l'impressione anzi che il buonsenso dei nostri concittadini stia per prevalere e che per i Natali degli anni venturi avremo meno doni, ne restituiremo di meno e la smetteremo coi cartoncini colorati che ormai finiscono direttamente nella spazzatura.   C'è qualcosa però che continuerà a gonfiarsi di fine d'anno in fine d'anno; qualcosa di mostruoso e per capire di che si tratta basta seguire la televisione ed i giornali cinematografici: bum! arrivano le autorità.
La classe dirigente italiana, per Natale si rivela cerimoniosa, bizantina.   Tutti i presidenti si fanno gli auguri.   Giusto; ma ormai avviene senza discrezione.   Un "Buon Natale" diventa un affare di stato.   Si spostano da un palazzo all'altro, da palazzo Chigi al Quirinale, dal Quirinale a Montecitorio, a palazzo Madama, alla Consulta.   Le radio e gli audio rimbombano di notizie sugli spostamenti delle alte cariche dello Stato.   I bambini immaginano uomini giganteschi e potenti come i re delle novelle che incedono per le vie della città accompagnati da paggi che gli tengono lo strascico.   Quando sullo schermo le alte cariche appaiono come sono in realtà, la delusione è sconcertante, giacché la classe dirigente italiana, per fortuna, non è atletica.   [...] La Democrazia cristiana deve abituarsi non soltanto a non considerare lo Stato come una cosa sua; ha l'obbligo di castigare la propria ingordigia e nello stesso tempo di castigare i propri costumi. [...] nel momento in cui la Chiesa rivela una sincera aspirazione alla semplicità, la pompa cacciata dal Vaticano si rifugi nei palazzi dove a Roma s'esercita il potere.   Quando il Papa rinuncerà alla sedia gestatoria e ai flabelli e ad altri ornamenti ormai privi di senso che ricordano la cerimoniosità orientale, questi residui di un'antichità, che servono ormai soltanto per fare dei goffi film di cassetta, saranno ereditati dalla nostra classe dirigente?   Abbiamo paura di si.
Eppure gli italiani sono gente semplice, casalinga.   È solo quando s'avvicinano al potere che queste loro qualità si corrompono.   La storia del fascismo, in fondo, è la storia di un gruppo di parvenus che dalla semplicità arrivano ai pennacchi, alle doppie greche sul berretto, alla sconfitta.
È tenendo conto di questo che noi ci auguriamo un ritorno ad una semplicità che troviamo giusto definire repubblicana.   Il Quirinale non dovrebbe dare il buon esempio?   Non c'è niente di irrispettoso in questo augurio.   La dignità dello Stato non c'entra.   Ed essa comunque non si difende con le alte cariche che si spostano da un salone all'altro per ripetere sempre le stesse cose: buon Natale, buon anno.   Altrimenti tutto diventa spettacolo ed una festa che dentro le mura della propria casa gli italiani continuano a celebrare con una semplicità all'antica, ormai nauseati dalle Christmas-cards e dai doni che indebitano, finisce col perdere il carattere che la rende cara ai credenti e agli agnostici: l'intimità.